venerdì 6 novembre 2009

bianzino, cucchi omicidi di stato



Per quale ragione i delitti di Perugia, di Cogne, di Garlasco hanno avuto ed hanno diritto a tante prime serate in TV ed invece le atroci morti in carcere, o sul lavoro, non hanno mai avuto e non hanno diritto allo stesso trattamento?' La tv italiana, infatti ha dedicato ore e ore di attenzione ad alcuni delitti come quelli che abbiamo appena richiamato.

Oggi, invece vogliamo chiedere se sia possibile ipotizzare una serata televisiva dedicata al delicatissimo caso e alla drammatica vicenda di Stefano Cucchi arrestato pare per modesto possesso di droga il 16 ottobre scorso e morto all'ospedale Sandro Pertini di Roma.

Al momento dell'arresto da parte dei carabinieri secondo quanto riferito dai familiari, il ragazzo stava bene è camminava sulle sue gambe. Dopo qualche ora Stefano è stato invece riconsegnato morto ai sui genitori con il corpo martoriato e sfigurato.

Cosa è mai accaduto? Chi ha ridotto Stefano in quelle condizioni? Per restare in argomento chi aveva condotto a morte Aldo Bianzino, anche lui deceduto in carcere, a Perugia, due anni or sono?

I loro casi, per sfortuna non sono stati cancellati perché i loro famigliari, coraggiosi comitati di cittadini, associazioni quali “Nessuno Tocchi Caino”, “A Buon Diritto”, “Antigone” non hanno mai smesso di reclamare verità e giustizia. Alla loro voce ci permettiamo di aggiungere anche quella di questo blog e dell’associazione Articolo21 e di chiedere a tutti i giornali e a tutti i giornalisti, alcuni già lo stanno facendo, di non spegnere i riflettori e di non imitare quei salotti televisivi dove si raccontano solo quei delitti che possono servire alla industria della paura ed ai suoi impresari politici.

La denuncia: agenti come belve

“Così mi hanno pestato”. La denuncia: agenti come belve.

di Francesca Pilla, da "il manifesto", 1 novembre 2009
«Le prime botte le prendi all'ufficio matricola e poi continua così. Ti picchiano con manganelli o a mani nude, quando entri in carcere capisci che non vali niente, che non hai diritti. È come una giungla. Devi subito accettare le regole altrimenti sei morto, non intendo fisicamente, anche se può capitare». S.F. è un trentacinquenne, ex dipendente di una nota azienda italiana (ora aspetta il reintegro), è entrato a nell'istituto di pena di Poggioreale a Napoli per motivi analoghi a quelli di Stefano Cucchi, lo scorso maggio, e ne è uscito dopo una settimana sulle sue gambe. Ma poteva anche non andare così.

Chi ti ha picchiato?
Le guardie carcerarie, chiamati assistenti, ma credetemi sono delle belve. Qualcuno più umano c'è ma nel nostro padiglione, il Firenze, che insieme all'Avellino raccoglie chi arriva per la prima volta in carcere, sono i peggiori.

Perché?
Perché in questi settori non ci sono i detenuti di lungo corso o i camorristi, ma persone che non sono mai state in galera. E le guardie si sfogano, senza paura, perché dicono che noi siamo pesc' e cannuccia', insomma gente che non conta niente. Non mischiano le matricole con i recidivi. Lo capisci subito appena entri, e se non lo capisci te lo dicono gli altri al passeggio: «Qui si pigliano 'e mazzat'».

Quando te le hanno suonate per la prima volta?
Al reparto matricole. Mi avevano preso le impronte digitali, poi uno mi ha fissato negli occhi e mi ha dato uno schiaffo: «Che guardi a fare?», mi ha detto. Allora ho tenuto lo sguardo basso tutto il tempo, mentre restavo in mutande o facevo le flessioni. Sono stato ad aspettare credo per almeno due ore con gli altri nuovi detenuti, ogni minuto sentivi il rumore di un "pacchero", o le urla di qualcuno.

Una volta in cella è andata meglio?
Almeno parli con qualcuno che ti dà indicazioni, ti spiega chi è il più nervoso tra i secondini, ti dicono di non farti trovare in pantaloncini quando c'è tizio, di non chiedere nulla a caio. Ma soprattutto ti mettono in guardia per la conta, che si fa mattina, pomeriggio e sera. Devi sempre tenere le mani dietro la schiena e lo sguardo basso, se alzi la testa le prendi di santa ragione. Non lo fanno subito, aspettano la notte, entrano e ti bastonano nella branda.

A te è capitato?
No, però dopo un giorno che stavo lì, eravamo otto in una cella, due miei compagni giocavano con dei cartoncini che avevano disegnato a mano, perché è vietato avere le carte. Un secondino li prese e li portò via, tornarono con la schiena tumefatta e le mani gonfie. Ci dissero che avevano preso manganellate ovunque, ma che gli avevano messo le coperte sui polsi per non lasciare segni.

Poi cosa è successo?
La sera arrivò una guardia e ci disse che il secondino dalla torretta aveva visto qualcuno nella stanza affacciato alla finestra. Presero G. e lo portarono via. Poi vennero a prenderci tutti e ci dissero: «Non vuole confessare, ora v'accirimm', sti figli 're cas' popolari». Ci condussero nei sotterranei, in quello che i detenuti chiamano reparto Dx, non lo so perché ma ha questo nome. Qui erano in quattro, tutti incappucciati, che iniziarono a prenderci a manganellate, schiaffi e calci.

Cosa pensavi in quel momento?
Che non la smettevano più. Avevo paura che non sarei uscito più perché quella punizione sarebbe stata annotata da qualche parte. In realtà loro non dicono niente a nessuno, ti picchiano e basta.

È una cosa normale?
Io sono stato lì una settimana e mi è capitato quattro volte. Ma ho capito che era un'abitudine quando nella cella di fronte alla nostra c'era una persona stesa nel letto che non partecipava alla conta. Era cardiopatico e non stava bene. Invece di portarlo al pronto soccorso per tre giorni lo hanno colpito nella brandina, lui respirava a fatica, noi non potevamo fare niente. Una sera è stata chiamata una dottoressa, erano le 11, non lo dimenticherò più. Lei disse: «Sta bene, sta fingendo». La mattina dopo era morto. Così hanno cambiato alcuni secondini e abbiamo avuto un attimo di respiro. Poi sono uscito.

Secondo la tua esperienza Stefano Cucchi può essere morto per le botte prese?
Assolutamente sì. Io sono alto un metro e 90 e peso 98 chili, se un ragazzo magro e più fragile avesse preso le bastonate che mi hanno dato, minimo si sarebbe spezzato le costole. Per questo quando ci facevano scendere tutti insieme i più grossi cercavano di coprire quelli più piccoli.

Perché non hai denunciato quello che ti è accaduto?
Secondo voi avrei trovato qualcuno disposto a testimoniare con me? E se anche l'avessi trovato è la parola di ex-detenuti contro lo stato. Nessuno parlerà mai.

(2 novembre 2009)

venerdì 30 ottobre 2009

STEFANO CUCCHI



stefano cucchi morto di carcere
in Italia la pena di morte esiste gia'!
Stefano Cucchi è stato arrestato dai Carabinieri il 15 ottobre scorso. Trascorre la notte in caserma e l'indomani, con un processo per direttissima, il giudice dispone l'arresto in carcere in attesa dell'udienza successiva. Mentre sono ancora in attesa di vedere il figlio, una settimana fa i familiari ricevono dai carabinieri la notifica del decreto col quale il pm autorizzava l'autopsia sul corpo
L'ennessimo episodio di violenza da parte delle "forze dell' ordine" italiane!
VERGOGNA!

martedì 27 ottobre 2009

Dante De Angelis.

Dante De Angelis.
E' la vittoria di chi vuole che venga garantita la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini contro quanti la vorrebbero relegare a variabile dipendente dei bilanci aziendali.

macchinista Fs, Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls), licenziato per rappresaglia politico-sindacale
Dante De Angelis, macchinista di Roma e Rls, fu licenziato senza preavviso da Trenitalia Spa, con la motivazione che "è venuto definitivamente meno il rapporto di fiducia". Dante è stato licenziato perché da anni si batte per la sicurezza e i diritti in ferrovia, riscuotendo il consenso e la fiducia di delegati, attivisti e ferrovieri, e per questo diventato troppo scomodo. Si è trattato, perciò, di un licenziamento politico, con l'obiettivo di isolarlo dal resto dei lavoratori, di intimidire e scoraggiare, attraverso questa vigliacca rappresaglia, le iniziative in difesa della sicurezza e della salute da parte di delegati, attivisti sindacali e lavoratori più coscienti e combattivi. L'occasione per licenziarlo è stata la sua opposizione a guidare un Eurostar, in partenza da Bologna, attrezzato con il Vacma (il famigerato "uomo morto"), il pedale che il macchinista deve tener premuto e rilasciare ogni 55 secondi. Contro questo "arnese", da tempo, si battono i macchinisti, ed in tanti hanno fatto e fanno come Dante, poiché distoglie l'attenzione dalla guida ed è stato dichiarato dannoso e nocivo per i suoi effetti da numerose Asl a livello nazionale (il giorno precedente al licenziamento di Dante Trenitalia era stata sanzionata dalla procura di Bologna, in seguito alla relazione Asl per violazione dell'art.35 della L.626), ma che l'azienda vuole introdurre per sostituire il doppio agente in macchina con uno solo, allo scopo di tagliare personale e costi a scapito della sicurezza. Dante è stato licenziato come furono licenziati 2 capitreno e 2 macchinisti della Liguria e del Piemonte per aver denunciato la mancanza di sicurezza in ferrovia nella trasmissione televisiva "Report". Licenziamenti e provvedimenti disciplinari (sospensioni, multe…), così come denunce e processi per "interruzione del servizio pubblico" contro chi si difende da infortuni o incidenti mortali e contro chi difende la sicurezza per la collettività. Proprio negli stessi giorni in cui Dante veniva licenziato a causa della sua intransigente difesa della sicurezza, in Toscana due treni hanno rischiato di scontrarsi frontalmente (l'8 e il 9 marzo); il 9 marzo un capotreno di Bologna ha perso una gamba ed il piede dell'altra mentre "licenziava" un treno intercity nella stazione di Piacenza per il malfunzionamento della porta da cui aveva tentato di salire; nella notte fra il 13 e il 14 marzo un operaio della manutenzione Fs di Foggia, appena sceso dalla macchina "rincalzatrice", è morto sul colpo travolto dal treno intercitynight Lecce-Milano, il 14 marzo un macchinista di Milano delle Ferrovie Nord è morto nell'ennesimo incidente, uno scontro frontale fra due treni nel quale sono rimasti feriti anche venti viaggiatori. Il macchinista viaggiava solo ed era installato e in funzione il pedale Vacma!

Immediato ordine di reintegrazione e risarcimento di tutte le retribuzioni perdute
per il macchinista che in una intervista aveva rivelato della sicurezza dei treni

Ferrovie, il giudice reintegra De Angelis
licenziato per aver parlato dell'Etr spezzato

"Ho fatto il mio dovere nell'interesse della sicurezza di tutti, ferrovieri, pendolari e tutti i cittadini"
Ad attendere la sentenza anche i comitati sorti dopo la strage di Viareggio del 29 giugno scorso

domenica 18 ottobre 2009

venerdì 21 agosto 2009

L’omerta’ dopo il terremoto



L’omerta’ dopo il terremoto


Per Antonietta La Fratta il terremoto di settimana scorsa in Abruzzo e’ stato un grande déjà-vu. La sessantanovenne ride timida mostrando il suo unico dente. Ho dovuto piangere molto. Per giorni ha rivissuto davanti alla televisione nella sua baracca il terremoto di sette anni fa.

Il suo villaggio, San Giuliano di Puglia, fu colpito il 31 ottobre del 2002 da un forte terremoto. La scuola elementare locale fu distrutta, 27 bambini e una insegnante vi rimasero uccisi. La casa di Antonietta ne fu gravemente danneggiata. 2.500 Persone persero la casa nei 14 villaggi colpiti.

Gli abitanti di San Giuliano e dintorni, nella regione Molise, sanno cosa aspetta i 20.000 sfollati un po’ piu’ a nord, in Abruzzo. C’è poco da stare allegri. A San Giuliano non ne parlano volentieri. Qui impera l’omerta’, dice il nipote di Antonietta, Michele (31), dopo aver chiuso la porta del loro chalet. Parlare e’ morire, ci dira’ successivamente un altro giovane. La gente ha paura del sindaco. Lui si occupa dei soldi della ricostruzione. Un terremoto e’ come una guerra, dice Michele. C’e’ chi diventa ricco e chi perde tutto.

Gli italiani hanno la sfortuna che la loro terra viene regolarmente colpita da devastanti terremoti. Di volta in volta, al terremoto seguono rivelazioni su norme non rispettate, carenza di prevenzione, materiale di costruzione inaffidabile, carenza di manutenzione, amministratori che negano responsabilita’ e si accaparrano il denaro pubblico. Le fondamenta del moderno stato democratico di diritto sembrano cedere alla stessa velocita’ dei muri e dei tetti di scuole, ospedali e chiese antiche.

Dopo un terremoto, il rischio di saccheggi su larga scala e’ enorme, spiega Mario Baldassarri, presidente della Commissione alle Finanze del Senato. Il talento nell’improvvisare, i primi soccorsi e la solidarieta’ della prima ora degenerano in spedizioni criminali con a capo politici corrotti.

Le somiglianze tra il terremoto di oggi e quello di San Giuliano di Puglia nel 2002 sono grandi. Silvio Berlusconi era premier anche allora. Anche allora egli si affretto’ a presentarsi sul luogo del disastro e fare grandi promesse. Davanti alle telecamere ed ai giornalisti di tutto il mondo garanti’ che entro 24 mesi sarebbero stati consegnati agli abitanti appartamenti nuovi, innovativi e costruiti con le tecniche piu’ moderne.

Nella baraccopoli del villaggio 550 persone aspettano le case da piu’ di sei anni. Ma Antonietta non vuole sentire una parola di critica a Berlusconi. Ci aiuta a sistemare la nostra casa. Votavo per lui prima e continuero’ a farlo.

Recenti sondaggi mostrano che anche il terremoto di settimana scorsa ha portato vantaggi a Berlusconi. Quasi tre quarti degli italiani lo sostengono. Il premier si e’ mostrato commosso, ha pianto con i sopravvissuti ed e’ andato ben cinque volte nella zona del disastro per promettere che nessuno verra’ lasciato indietro.

E di fatto Antonietta non si sente lasciata indietro. Ricevera’ una casa ricostruita completamente dalle fondamenta. Quasi tutte le case di San Giuliano, anche quelle a malapena danneggiate, sono state demolite e verranno ricostruite piu’ grandi e piu’ belle. Ad Antonietta sono stati riconosciuti 300.000 euro per la ricostruzione del suo appartamento. I soldi vengono gestiti dal sindaco Luigi Barbieri.

Nel suo ufficio all’interno del comune di emergenza fatto di legno, vigila una statua di bronzo a grandezza naturale di Padre Pio, il venerato prete originario del vicino San Giovanni Rotondo, con il bambino Gesu’ in braccio. Il potente politico racconta orgoglioso tutto quello che e’ riuscito a fare per i suoi concittadini.

Barbieri riassume: avremo una piscina olimpionica, una facolta’ di geofisica dell’universita’, una casa di riposo, un campo di pannelli solari, un museo. Tutte cose che non c’erano prima del terremoto. La scuola dove adesso vanno i bambini e’ un capolavoro architettonico ed e’ la piu’ sicura d’Italia. Berlusconi ha inaugurato personalmente l’edificio lo scorso settembre.

In giugno ci saranno di nuovo le elezioni comunali, dice Barbieri. Egli si aspetta di essere premiato per il suo impegno. Gli abitanti raccontano come il sindaco passi efficacemente da un colore politico all’altro pur di mantenere la sua posizione di potere. Dapprima era un noto simpatizzante di Antonio di Pietro, il magistrato che attacco’ la corruzione nella politica italiana all’inizio degli anni ‘90 e che poi crebbe politicamente fino a diventare il principale oppositore di Berlusconi. Adesso Barbieri e’ noto come seguace di Berlusconi, anche se egli nega: Io mi presento con una lista civica indipendente.

Ciononostante si vanta di aver portato a San Giuliano, grazie ai suoi contatti diretti con Roma, 240 milioni di euro - un terzo di tutti i fondi per l’intera zona - per farne un paese modello. Siamo stati piu’ incisivi di gran parte degli altri sindaci nei comuni confinanti, dice Barbieri.

A meno di un chilometro da San Giuliano, a Colletorto, dilaga la gelosia. Qui 50 case sono state danneggiate pesantemente, contro le 150 di San Giuliano. Ma Colletorto ha ricevuto a malapena 30 milioni di euro. La ricostruzione non e’ iniziata che l’anno passato. Le case sul corso centrale sono nascoste dalle impalcature. La scuola e’ rimasta vuota dopo il disastro, niente e’ stato intrapreso. I bambini usano un edificio di emergenza.

La fortuna di San Giuliano e’ che li’ i bambini sono morti all’interno della scuola, dice Gino. Per questo motivo tutta l’attenzione e’ andata a San Giuliano, Berlusconi e’ andato li’ ed ha fatto le sue promesse davanti alle telecamere. Che gli abitanti di San Giuliano non parlino volentieri del terremoto con i giornalisti e’ ovvio, dicono a Colletorto. Ne hanno tutti da guadagnare. Chi critica, poi magari non riceve la casa nuova.

Sembra che criticare in tempo di emergenza sia inappropriato e pericoloso, anche a livello nazionale. Un fumettista, che la scorsa settimana aveva disegnato Berlusconi come l’imperatore Nerone, e’ stato licenziato dal nuovo presidente della Rai, Mauro Masi, recentemente nominato dal governo Berlusconi. Una trasmissione del giornalista Michele Santoro, che ha fatto le pulci alla Protezione Civile nel suo programma televisivo Anno Zero, e’ stata additata come inappropriata da Berlusconi. Alle emittenti pubbliche non e’ permesso comportarsi cosi’, secondo il premier. Anno Zero deve fare una edizione riparatrice.

Anche il giornale locale della regione Molise, Nuovo Molise, e’ stato denunciato dopo essersi pronunciato criticamente sulla ricostruzione dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia. Nuovo Molise aveva rivolto le sue frecciate al presidente della regione, Michele Iorio, compagno di partito di Berlusconi. Iorio era stato nominato commissario speciale per la ricostruzione dell’intero territorio colpito. La prima cosa che fece fu allargare sulla carta il territorio colpito: da quattordici comuni a piu’ di novanta.

I circa 500 milioni di euro rimasti dopo il finanziamento della ricostruzione di San Giuliano sono stati spartiti tra gli altri paesi e citta’. Ne e’ rimasto troppo poco per aiutare gli altri paesi che erano stati colpiti veramente. Iorio e’ stato accusato di aver utilizzato il denaro della ricostruzione per allargare la propria base politica e quella del partito di Berlusconi.

Tutto e’ politica qui, dicono gli uomini di Colletorto davanti ad un bar Köln sistemato in un container. Adileo Barone mostra una casa in via di ricostruzione. E’ quella del farmacista. Non era danneggiata gravemente, ma viene ora demolita dall’interno e ricostruita. La casa a fianco era un caso piu’ grave, ma appartiene ad un contadino. I lavori sono fermi.

Perche’ non si protesta? Barone ride: con chi? contro chi? Le promesse volano nel vento. Cosi’ e’ e cosi’ rimarra’. L’ex sindaco del paese ha rifatto ed ampliato la propria casa. Anche quella del sindaco di San Giuliano e’ lievitata come il pane durante la ricostruzione. Cosi’ funziona la democrazia qui.

Paura della mafia

Il procuratore italiano antimafia, Pietro Grasso, ha messo in allarme contro possibili infiltrazioni mafiose nella ricostruzione in Abruzzo. Le esperienze passate, soprattutto in Irpinia vicino a Napoli, dovrebbero spingerci a maggiore trasparenza nelle procedure di risarcimento, ha detto Grasso. Assicuro a tutti che faremo in modo che la criminalita’ organizzata stia lontana dalla ricostruzione, ha detto anche il Ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Roberto Saviano, l’autore del libro Gomorra, ha lanciato un allarme simile. Egli teme che le imprese edili della camorra napoletana inonderanno l’Abruzzo. Dopo il terremoto in Irpinia, la camorra infiltro’ a tutto campo la ricostruzione. Miliardi destinati alla ricostruzione di case, aziende e edifici pubblici sparirono senza che nulla venisse costruito. Ancora oggi migliaia di persone che persero la casa vivono in baracche provvisorie.

[Articolo originale "Na de aardbeving volgt de omertà" di Bas Mesters

martedì 7 luglio 2009

FEDERICO ALDROVANDI, in Italia la pena di morte esiste gia'....



Un diciottenne muore a Ferrara pochi minuti dopo essere stato fermato dalla polizia dalle parti dell'Ippodromo. I giornali locali, a caldo, scrivono di un malore fatale, sembrano alludere a un'overdose. Ma subito saltano fuori particolari inquietanti e contraddizioni. La versione suggerita dalla questura fa a pugni con la relazione di servizio della squadra mobile. E chiunque vedrà il corpo del giovane non riuscirà più a credere a una sola parola della versione ufficiale.
Quello che stiamo per raccontare è successo all'alba del 25 settembre. Una domenica mattina. Ma la vicenda ha oltrepassato da pochissimi giorni le mura della città. Da quando la madre del ragazzo, dopo mesi di inutile attesa della relazione medica, ha deciso di aprire un blog e raccontare i propri dubbi.
Federico Aldrovandi aveva 18 anni, li aveva compiuti il 17 luglio. Viveva a Ferrara, periferia sud, zona di Via Bologna, avrebbe preso la patente la settimana successiva, studiava da perito elettrotecnico, suonava il clarinetto, faceva karate, era un mezzo campione vincitore di molte coppe, bravo in matematica e meno in inglese, impegnato in progetto con Asl e scuola per la prevenzione delle tossicodipendenze. Era un salutista, leggeva le etichette di quello che mangiava. E il sabato sera, con gli amici, andava spesso a Bologna: è lì che ci sono locali, concerti, centri sociali. Così era successo anche quella volta. Erano stati al Link, il concerto reggae era saltato ma la serata era filata via tranquilla. E' vero, Federico aveva preso qualcosa: uno "sniffo" di roba esilarante (una smart drug, naturale e non proibita) più un "francobollo" di Lsd. Nel suo sangue sono state trovate tracce di oppiacei e chetamina, poca roba, però. Nulla che giustificasse un'overdose o un comportamento aggressivo. E poi lui non era proprio un tipo aggressivo. La madre, gli amici, il parroco del quartiere, nessuno lo descrive come è stato descritto dalle veline di Via Ercole I D'Este, dove sta la polizia, e dalle dichiarazioni alla stampa. Erano appena passate le 5 quando il gruppo, tornato a Ferrara, si separa da Federico che decide di fare l'ultimo tratto a piedi, per rilassarsi, è ancora estate, si cammina volentieri. Andrea, Michi, "Burro" e gli altri non lo avrebbero rivisto più.
A questo punto comincia la versione della polizia. Il "contatto" avviene alle 5.47. Una volante sarebbe stata avvertita da una donna abitante in Via Ippodromo, preoccupata dalla presenza di un ragazzo che, forse, camminava in modo strano, forse cantando. Magari farneticava pure, come diranno gli agenti che dicono di averlo fermato e qualche minuto dopo, alle 6.10, avrebbero chiamato il 118.
Otto minuti dopo l'ambulanza lo trova già morto, a terra, con le manette ai polsi, a un passo dal cancello del galoppatoio. Non ci sono i margini per la rianimazione. Qualcosa o qualcuno ha causato l'arresto respiratorio che poi ha bloccato per sempre il cuore del ragazzo che camminava da solo, disarmato, che era incensurato, non stava compiendo alcun reato quella mattina e non aveva mai fatto male a nessuno.
La strada verrà bloccata per più di cinque ore. Nel quartiere si sparge la voce che è morto un albanese, oppure un drogato. O un drogato albanese


Tre anni e sei mesi agli agenti accusati di eccesso colposo nell'omicidio colposo del ragazzo. Alla lettura della sentenza, l'abbraccio dei genitori e applausi in aula. I difensori dei poliziotti annunciano già il ricorso in appello
Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri

sono gli assassini di Federico Aldrovandi
Sono persone libere di muoversi e di fare ciò che vogliono. Non sono stati espulsi dalla Polizia. Hanno ucciso un ragazzo di nome Federico Aldrovandi a manganellate. Sono stati condannati ieri dal tribunale di Ferrara per eccesso colposo in omicidio colposo a 3 anni e 6 mesi. L'omicidio di un ragazzo, se sei in divisa, vale 3 anni e 6 mesi e non vieni neppure radiato. Equivale alla licenza di uccidere. Se quattro ragazzi avessero ucciso un poliziotto a bastonate che pena avrebbero avuto?

domenica 14 giugno 2009

giovedì 11 giugno 2009


Gheddafi a Roma.....


"Allah e' grande gheddafi il suo profeta..."




cccp fedeli alla linea



Il partitismo è l'aborto della democrazia. Se il popolo italiano me lo chiedesse, io darei il potere al popolo italiano, annullerei i partiti".
"Quale differenza c'è tra l'attacco degli americani nel 1986 contro le nostre case e le azioni terroristiche di Bin Laden?"

Gheddafi: "Usa come Bin Laden
Partitismo aborto della democrazia"


| Galapagos
Politica&affari
intesa Italia-Libia

Ci sono un paio di episodi che servono a far comprendere l’odio per il colonialismo di Gheddafi e il suo oltanzismo nel richiedere la riparazione dei danni di guerra provocati dall’Italia. Il primo lo riguarda direttamente: è l’esplosione di un residuato bellico, una mina - quasi sicuramente italiana - a Sirte che uccise due suoi fratelli e lo ferì gravemente. Il secondo - più recente - è del 2003 - avvenne quando Gheddafi mostrò a un Berlusconi, molto impacciato, le foto di insorti libici impiccati dai conquistatori italiani.
La questione dei danni di guerra si trascina da decine di anni e sembra aver trovato soluzione solo con l’entrata in vigore del «Trattato di amicizia e collaborazione» firmato il 30 agosto del 2008, preparato dal governo Prodi. Con il Trattato l’Italia si è impegnata a pagare 5 miliardi di dollari in 25 anni come risarcimento per il passato coloniale. E a costruire una autostrada da Bengasi a Tripoli, con possibile prolungamento fino all’Egitto e alla Tunisia: una buona occasione di lavoro per le molte imprese italiane che operano nel settore delle infrastrutture. Gli stessi accordi prevedevano per l’Eni (i cui primi contatti con la Libia furono avviati da Mattei nel 1957) un prolungamento delle concessioni in Libia per altri 25 anni.
L’Italia è il primo partner commerciale (almeno fino a tutto il 2007) della Libia. Ovviamente il saldo dell’interscambio è fortemente sbilanciato a favore di Tripoli ed è in crescita soprattutto in questi ultimi anni per il forte aumento delle quotazioni del petrolio e del gas. Il deficit italiano che era di 11,253 miliardi di di euro nel 2006 è stato di oltre un miliardo nel 2007, mentre nel primo semestre 2008 è balzato a 7,540 miliardi. Da tenere presente che le esportazioni di petrolio e gas naturale rappresentano per la Libia il 95% dell’export totale. Nonostante il forte passivo, nei primi 6 mesi dello scorso anno l’export italiano ha registrato una forte crescita (+49,4% contro il 39% delle importazioni da Tripoli).
La Libia non sembra conoscere la crisi economica globale: tra il 2008 e il 2012 - secondo il piano quinquennale è prevista una crescita media annua del Pil dell’8,6% annuo e la discesa del prezzo del petrolio non sta influendo più di tanto sui programmi di sviluppo del paese. Che, dopo la normalizzazione delle relazioni diplomatiche con gli Usa e la Ue, è diventato estremamente appetibile per gli investitori stranieri. Soprattutto nel settore degli idrocarburi, delle infrastrutture, ma anche in quello bancario. Questo significa che l’Italia - che per anni è stato interlocutore privilegiato - si fa minacciosa la concorrenza. Ma in questo momento l’Italia è ben coperta.
Secondo l’ultimo rapporto (è del maggio scorso) dell’Ufficio di Tripoli dell’Ice la presenza italiana in Libia è fatta di 101 aziende. E il piatto è molto ricco: l’ultimo piano quinquennale destina 35 miliardi di dollari per attivare investimenti nei settori non petroliferi. Quindi non solo petrolio. Non a caso sono molte le imprese italiane che vorrebbero partecipare all’ammodernamento dei porti. Della flotta da pesca e mercantili; delle strutture turistiche (compresi i siti archeologici importantissimi e i 14 musei che si vogliono ristrutturare o creare ex novo). Altri settori di grandi investimenti sono quello dei trasporti (è prevista una linea ferroviaria parallela all’autostrada) e delle telecomunicazioni perché - scrive l’Ice - «le linee telefoniche sono spesso intasate». Insomma, c’è una rete sottostrutturata.
tratto dal manifesto intesa Italia-Libia">
Politica&affari
intesa Italia-Libia

a

lunedì 8 giugno 2009

domenica 7 giugno 2009



la Brambilla, oramai troppo vecchia per i festini a villa Certosa, fa il saluto fascista alla festa dei carabinieri a Lecco
Come arma i Carabinieri hanno combattuto in ogni conflitto nel quale l'Italia sia stata coinvolta, riportando molte perdite in termini di vite umane e componendo un imponente medagliere per atti eroici compiuti in ogni parte del mondo. I Carabinieri sono particolarmente orgogliosi della memoria del vice brigadiere Salvo D'Acquisto, che morì a Palidoro, vicino a Roma, durante la seconda guerra mondiale, ucciso dai tedeschi per rappresaglia dopo essersi autoaccusato per salvare 22 condannati a morte.

"La cosa Berlusconi" di JOSÉ SARAMAGO


La cosa Berlusconi


[El País]

Non vedo che altro nome gli potrei dare. Una cosa che assomiglia pericolosamente a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un conato di vomito profondo non riuscirà a strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrompere le loro vene e per squassare il cuore di una delle più ricche culture europee.

I valori fondamentali della convivenza umana sono calpestati tutti i giorni dai piedi appiccicosi della cosa Berlusconi che, tra i suoi molteplici talenti, ha un’abilità funambolica per abusare delle parole, sconvolgendone l’intenzione e il senso, come nel caso del Polo della Libertà, come si chiama il partito con il quale ha preso d’assalto il potere. L’ho chiamato delinquente, questa cosa, e non me ne pento. Per ragioni di natura semantica e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente ha in Italia una valenza negativa molto più forte che in qualsiasi altra lingua parlata in Europa.

Per tradurre in forma chiara ed efficace ciò che penso della cosa Berlusconi utilizzo il termine nell’accezione che la lingua di Dante gli dà abitualmente, sebbene si possa avanzare più di un dubbio che Dante qualche volta lo abbia usato. Delinquere, nel mio portoghese, significa, secondo i dizionari e la pratica corrente della comunicazione, “atto di commettere delitti, disobbedire alle leggi o ai precetti morali”.

La definizione combacia con la cosa Berlusconi senza una piega, senza un tirante, fino al punto da assomigliare più a una seconda pelle che ai vestiti che si mette addosso. Da anni la cosa Berlusconi commette delitti di varia, ma sempre dimostrata, gravità. Per colmo, non è che disobbedisca alle leggi, ma, peggio ancora, le fa fabbricare a salvaguardia dei suoi interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore e accompagnatore di minorenni, e in quanto ai precetti morali non vale neppure la pena parlarne, non c’è chi non sappia in Italia e nel mondo intero che la cosa Berlusconi da molto tempo è caduta nella più completa abiezione.

Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte per servirgli da modello, questo è il cammino verso la rovina a cui vengono trascinati i valori di libertà e dignità che permearono la musica di Verdi e l’azione politica di Garibaldi, coloro che fecero dell’Italia del secolo XIX, durante la lotta per l’unità, una guida spirituale dell’Europa e degli europei. Questo è ciò che la cosa Berlusconi vuole gettare nel bidone della spazzatura della Storia. Gli italiani, alla fine, lo permetteranno?

[Articolo originale "La cosa Berlusconi" di JOSÉ SARAMAGO]

giovedì 4 giugno 2009

El Pais VS Berlusconi



El País è un quotidiano spagnolo. Con una media di 457.675 copie giornaliere è il periodico non sportivo a maggior diffusione in Spagna. Secondo l'Estudio General de Medios del 2005
conterebbe circa 2,1 milioni di lettori

secondo l' ambasciatore italiano Pasquale Terraciano,
il quotidiano seguirebbe una linea
anti-italiana

El País esce in 3 edizioni: quella spagnola, la principale (con pagine dedicate alle regioni), quella europea (in spagnolo), e la versione internazionale in inglese.

Nel 1989, El País ha avviato collaborazioni con altri giornali europei. Partecipa ad una rete di risorse comuni con la Repubblica (Italia) e Le Monde (Francia). Dall'ottobre 2001, un supplemento anglofono di El País è incluso nella versione spagnola dell'International Herald Tribune.

Il 4 maggio 2004, il New York Times ha annunciato l'uscita dell'inserto settimanale New York Times International Weekly all'interno di El País e di altre testate europee.

pubblico qui un bellissimo articolo di El Pais tradotto dall'impagabile sito L'italia dall'estero


La vita meno dolce di Dolce & Gabbana

[El País]

Appena una settimana fa, Domenico Dolce e Stefano Gabbana celebravano da allegri padroni di casa il loro tradizionale party a Cannes, uno dei più chic del festival, nello stile della dolce vita che tanto piace ai due stilisti. Ma la loro sorte potrebbe vedersi stroncata dalla bufera fiscale che li minaccia in Italia.

Secondo ciò che rivela il Giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi, la Guardia di Finanza ha mandato all’Agenzia delle entrate un rapporto sul complesso tessuto finanziario della società Dolce & Gabbana, capace di nascondere al fisco il suoi reali guadagni. L’opacità di questo sistema avrebbe causato una multa storica di 800 milioni di euro, divisa in parti uguali tra i due. Finora sono pochi i mezzi di comunicazione italiani che hanno trasmesso la notizia, forse perché sanno che Dolce e Gabbana non sono soliti reagire bene a questo genere di esposizione mediatica.

Lo scorso anno, secondo quanto ricorda il Giornale, minacciarono di togliere la pubblicità ai quotidiani che avano pubblicato la notizia dell’ispezione fiscale alla quale erano sottoposti, ciononostante la notizia si diffuse e il Fisco finì per sanzionare la società con 90 milioni di euro.

Nel 2004, il sistema di diritti della firma viene trasferito ad una sofisticata catena di società e l’azienda madre del gruppo viene portata in Lussemburgo, dove controlla il 100% di un’altra società, la Ga.Do., nel cui consiglio di amministrazione ci sono il fratello e la sorella di Domenico Dolce, Alfonso e Dorotea e la direttrice finanziaria, Cristiana Ruella. A partire da quel momento il denaro delle royalties - una somma molto alta se pensiamo che la firma ha fatturato nel 2008 più di 1.260 milioni di euro - non è più sottoposto al controllo fiscale italiano e passa in mani lussemburghesi. Nonostante questo, come sostiene l’inchiesta, il cuore e la testa della holding D&G restano in Italia.

[Articolo originale "La vida menos dulce de Dolce & Gabbana" di MÓNICA ANDRADE]

mercoledì 3 giugno 2009

La Süddeutsche Zeitung


il cantante ex parcheggiatore,menestrello di corte Mariano Apicella mentre sbarca da un aereo di Stato

La Süddeutsche Zeitung è uno dei più importanti quotidiani tedeschi. Viene stampato a Monaco di Baviera dal 1945 ed è vicino alle posizioni della sinistra. Vende circa 440 000 copie al giorno.
Del caso Berlusconi si occupa la Sueddeutsche Zeitung
"Per anni il politico populista di destra non ha mai temuto di sfruttare la sua vita personale al servizio del suo potere e del suo ego. Per questo appare oggi grottesco che egli combatta contro i fotografi... quanto può essere privato un politico che con tanto amore si denuda e mette in scena se stesso davanti al popolo? La risposta è semplice: non può esserlo."
"Chi si mette sul mercato con ogni mezzo e si espone in spettacolo così volentieri - continua la SZ - ha spostato da solo pesi e misure. Chi confonde vino, donne e canzoni con le public relations di un governo non può aspettarsi di essere un giorno onorato nel Pantheon con un busto come statista... in Italia il dibattito è serio come fu su Clinton negli Usa: il capo del governo mente? ... e così il presidente del Consiglio così vicino agli show e alle showgirl alla fine è riuscito a ricordare un vecchio slogan del Sessantotto: il privato è politico".

martedì 2 giugno 2009

street art in berlin mitte





autori sconosciuti

Mitte ("centro") è il primo distretto (Bezirk) di Berlino.

Ha una superficie di 39,5 km² e una popolazione di 326.291 abitanti.


Lisa Santarelli "...a due passi da me"


Nata a Ravenna
dal 2001 lavora e vive a berlino
pubblicazioni
"The Sonic Blog" - art photography & more, April 2008
"Photography now"- Journal für Fotografie und Videokunst, April 2007
"Exberliner"- Art Crawl, May 2007
"The >bmm Awards Issue"- Young Arts Award, November 2006
"Artkey, Teknemedia", March 2005
"Daemon Magazine" - Progetto Iceberg, 2005

2007 “A due passi da me, Piangipane“, Salon für Zeitgenössische Fotokunst, Berlin, Germany
2000 “Andamento“, Galleria Il Graffio, Bologna, Italy


"Religione o altra materia?"

fonte repubblica
il papa Ratzinger giovane nazista

Professore sospeso per due mesi

chiese:
religione
o altra materia?

Prof sospeso dall'insegnamento per due mesi. Motivo? Ha chiesto ai propri alunni quanti avrebbero scelto l'ora di religione se la scuola avesse programmato anche una materia alternativa. Alberto Marani, docente di Matematica e Fisica (esponente dei Cobas della scuola) presso il liceo scientifico Righi di Cesena, per avere "osato chiedere" dallo scorso 20 maggio è stato allontanato dai propri alunni e rimarrà senza stipendio per due mesi. Riceverà il sussidio previsto i questi casi, pari a circa 600 euro mensili.
Il risultato del questionario era stato effettivamente sorprendente: appena l'11 per cento dei ragazzi avrebbe scelto la religione. La stragrande maggioranza avrebbe optato per lo studio della storia delle religioni (il 24 per cento) e soprattutto per quello dei diritti umani (il 65 per cento). Fatto che ha anche indotto il Collegio dei docenti a deliberare "di offrire agli studenti la materia alternativa". Ma non tutti erano d'accordo. Gli insegnanti di religione cattolica hanno lamentato all'Ufficio scolastico regionale che Marani "avrebbe offeso, con quel questionario, il collega di religione". E' scattata così la sanzione, "inaudita e pesantissima", denunciano i Cobas.

Saramago censurato in Italia




Casa editrice di Berlusconi censura un libro di Saramago in Italia

[O Globo]

RIO - La casa editrice Einaudi, di proprietà del primo ministro italiano Silvio Berlusconi, ha censurato l’ultimo libro del premio Nobel per la Letteratura José Saramago perché contiene critiche contro “il Cavaliere”. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, in due saggi pubblicati nel libro “El Cuaderno”, che raccoglie articoli postati dallo scrittore nel suo blog negli ultimi sei mesi, Saramago definisce Berlusconi “un delinquente”.

“Ma nella terra della mafia e della camorra, che importanza può avere il fatto provato che il primo ministro sia un delinquente?” scrive il premio Nobel, 87 anni, nell’articolo intitolato “Berlusconi & Co”. “In una terra dove la Giustizia non ha mai goduto di buona reputazione, che male c’è se il primo ministro riesce a far approvare una legge in sintonia con i propri interessi, per proteggersi contro qualsiasi tentativo di punire le sue trasgressioni e i suoi abusi di potere”.

Ma le critiche a Berlusconi compaiono in altri testi del premiato scrittore. In un altro articolo, intitolato “Che fare con gli italiani?” Saramago dice: “Riconosco che la domanda potrà suonare offensiva a un orecchio sensibile. Che cosa succede insomma? Un cittadino comune si rivolge a un intero popolo chiedendo in cambio un voto che, per grande gioia di una maggioranza di destra ogni giorno più insolente, ha finito per rendere Berlusconi il padrone e signore assoluto dell’Italia e della coscienza di milioni di Italiani?”.

Saramago ha cominciato a scrivere sul suo blog nel settembre del 2008, con “Parole per una città”, una lettera d’amore a Lisbona. In seguito ha scritto più di 100 articoli, pensieri e opinioni sull’attualità potica internazionale. A parte Berlusconi, altri politici come Barack Obama, attuale presidente degli USA, Nicolas Sarkozy, leader francese e l’ex presidente degli USA George W. Bush, sono stati citati da Saramago.

[Articolo originale "Editora de Berlusconi censura livro de Saramago na Itália"]

ANDREA FIORITO


Andrea Fiorito dj e producer Bari Berlin
discografia:incastri ep/ moderato mystico/heimat 35/la balada tzigana/a night in berlin
http://www.deejay.de/ErrorPage_404.aspx?404;http://www.deejay.de:80/andrea_fiorito__456531&AspxAutoDetectCookieSupport=1

"House aus Bari. Mjam. "Boti World" rockt mit shufflendem Groove, fast zierlichem Funk und einem ziemlich angekratzt schrägen Saxophon mitten in eine sehr abstrakte Jazzwelt hinein, "Betty Loop" flirrt mit Piano und Kontrabass, der süsslich zuckrig verwässerten Stimme von Amelia Saul und wird einfach immer trällernder in seinem Kleinmädchenglück. House wird auf Cynosure von Release zu Release immer wichtiger. Gut so."dal 2007 vive le lavora tra Berlino e Bari

BERLINO - Il cadavere di Rosa Luxemburg è stato scoperto nell'obitorio dell'ospedale Charité di Berlino.



"Lo rivela Der Spiegel che cita il primario del reparto di medicina legale, Michael Tsokos.Una serie di elementi fanno pensare che si tratti proprio dei resti della fondatrice del partito comunista tedesco assassinata tra il 15 e il 16 gennaio 1919 mentre veniva trasferita in carcere. Il cadavere fu gettato in un canale, da cui furono successivamente ripescati dei resti identificati come quelli della Luxemburg e a cui fu data sepoltura. Il medico ha spiegato che il corpo - privo di testa, mani e piedi - è di una donna annegata che presenta fortissime somiglianze con la pasionaria del marxismo, che soffriva fin dalla nascita di una malformazione del femore che la rendeva leggermente claudicante."
Rosa Luxemburg nacque a Zamość nel Voivodato di Lublino, ora in Polonia, da una famiglia ebraicaNel 1897 ottenne la cittadinanza tedesca e l'anno successivo si iscrisse al Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD). Questo era allora, e fu fino al 1914, il più forte partito socialista d'Europa ed il suo segretario Karl Kautsky era considerato l'erede ed il continuatore di Marx ed Engels, il detentore ed il custode della autentica dottrina marxista, del marxismo più "puro" ed ortodosso.

Fece parte del fronte pacifista all'inizio della prima guerra mondiale e assieme a Karl Liebknecht, nel 1915, creò il Gruppo Internazionale, che sarebbe diventato in seguito la Lega Spartachista. Questa fece parte in un primo tempo del Partito Socialdemocratico e poi del Partito Socialdemocratico Indipendente, prima di divenire il nucleo del Partito Comunista di Germania.

Il 28 giugno 1916 la Luxemburg, assieme a Karl Liebknecht, venne arrestata dopo il fallimento di uno sciopero internazionale e condannata a due anni di reclusione. Durante questo periodo scrisse diversi articoli, compreso La Rivoluzione Russa, che fa riferimento al pericolo di una dittatura bolscevica in Russia, e anche il cosiddetto «Pamphlet Junius», che contiene la nota espressione socialismo o barbarie, che sta ad indicare che in futuro gli unici esiti possibili saranno l'instaurazione della società socialista o la barbarie.

Schlesische Straße 16, Ecke Cuvrystraße, 10997 Berlin


Schlesische Straße

mischliska in der schlesischen

Super Kneipe mit Rock´n Roll Flair in Berlin Kreuzberg. Kundenzitat: "Tolle Atmosphäre mit ägyptischem Touch, total nette Bedienung und mehr als leckere Burger! Ein Herz für Rock´n Roll Musik und deftiges Essen. Eine meiner Lieblingsadressen."
http://www.diefabrik.com/
http://www.blublu.org/blog/
http://www.youtube.com/watch?v=dj_m3IaoTYg&feature=channel_page

Oranienstrasse


http://www.so36.de/ http://de.wikipedia.org/wiki/Erster_Mai_in_Kreuzberg

Im Jahr 1989 versuchte der erste rot-grüne Senat in Berlin, den 1. Mai durch politische und polizeiliche Zurückhaltung zu entschärfen. Sowohl die umstrittene EbLT als auch die politische Abteilung der Staatsanwaltschaft waren im Vorfeld aufgelöst worden. Allerdings war die Stimmung innerhalb der linksradikalen Bewegung durch den Hungerstreik der Gefangenen der RAF und die Festnahme zweier Berliner wegen des Vorwurfs der Mitgliedschaft in der militanten Frauengruppe Die Amazonen aufgeheizt. Außerdem wurde eine grundsätzliche Ablehnung eines „rot-grün verwalteten Staatsapparates“ betont. Bereits in der Nacht zum ersten Mai wurden ein Gebäude in der Oranienstraße 192 besetzt und zwei Geschäfte geplündert. Dabei kam es zu Wasserwerfer-Einsätzen der Polizei sowie 16 Festnahmen. Die Polizei erklärte allerdings, das besetzte Haus vorerst nicht zu räumen. An der Revolutionären 1.-Mai-Demonstration am nächsten Tag nahmen etwa 10.000 Menschen teil. Die Polizei verhielt sich während der Demonstration sehr zurückhaltend. Selbst nachdem aus der Demonstration heraus mehrere Erotikshops zerstört, ein Supermarkt geplündert, ein Müllcontainer angezündet und ein weiteres Kaufhaus geplündert wurden, beschränkte sich die Polizei auf ein massives Spalier.

Nachdem die Demonstration beendet war und die Teilnehmer sich in großer Zahl zum Straßenfest auf dem Lausitzer Platz bewegten, kam es auch dort zu Zusammenstößen. Zunächst hielt sich die Polizei zurück und bat nur per Lautsprecheransage, den Bewurf mit Steinen einzustellen, räumte dann allerdings das Straßenfest unter Einsatz von Tränengas und Wasserwerfern. Die Intensität der sich anschließenden Randale überstieg selbst die des 1. Mai 1987. Schätzungen sprachen im Anschluss von über 1.500 Personen, die sich an den Ausschreitungen beteiligt haben sollen. Zeitweise waren selbst größere Polizeieinheiten eingeschlossen, die sich gezwungen sahen, selber mit Steinen zu werfen, da sie sonst, nach eigener Aussage, nur noch hätten schießen können. Im Gegensatz zu den beiden Vorjahren richtete sich die Gewalt kaum gegen Geschäfte, sondern gezielt gegen die Polizei. Von den 1.600 eingesetzten Polizisten wurden 346 verletzt. Der Sachschaden wurde auf 1,5 Millionen DM geschätzt. Allein der Schaden an 154 Fahrzeugen der Polizei betrug 530.000 DM. Am nächsten Tag titelte die B.Z.: „Beirut??? Nein, das ist Berlin!“[1]

Innerhalb der autonomen Bewegung wurden die Ereignisse im Anschluss kontrovers diskutiert und zum Teil auch kritisiert. Es wurden der Bruch zu liberaleren Linken, der Sinn der Ausschreitungen und die Frage, ob diese noch politisch steuerbar seien oder ob es sich allein um sich austobende „Männergewalt“ handle, thematisiert. Am 10. Mai organisierte die Gewerkschaft der Polizei eine Demonstration gegen Innensenator Erich Pätzolds Strategie der Deeskalation und die Gewalt am 1. Mai. Später wurde bekannt, dass vor allem der den REPs nahestehende Polizeiführer Ernst bewusst nachlässig gehandelt hatte, um Pätzold und seine Deeskalationsstrategie zu diskreditieren.

http://www.reclaimyourcity.net/news/news.php



http://www.reclaimyourcity.net/news/news.php

Il Landwehrkanal è un canale artificiale navigabile di Berlino. Nel suo percorso attraversa, o lambisce, i quartieri di Treptow, Kreuzberg, Neukölln, Tiergarten e Charlottenburg.

Fu costruito dal 1845 al 1850 per evitare al trasporto merci l'attraversamento della città di Berlino, allora chiusa nel suo muro doganale (Akzisemauer).

Powered By Blogger

Sehr geehrte Damen und Herren

signore e signori benvenuti